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Must Have di Marcello Reboani
a cura di Melissa Proietti
Si inaugura venerdì 2 dicembre, alle ore 18.00,
nei prestigiosi spazi espositivi della Galleria La Nuvola di Fabio
Falsaperla e Nicoletta Maria Gargari, la mostra ‘Must Have’ di
Marcello Reboani, a cura di Melissa Proietti.
Una trentina di opere raffiguranti i must have di style: i capi da avere
a tutti i costi, gli accessori irrinunciabili, le borse e le scarpe
cult. Energia e metamorfosi dei materiali, i materiali quotidiani delle
opere si contrappongono a quelli ‘ricchi’ della società dei costumi,
auspicando una perfetta fusione tra arte e vita.
Reboani tocca la scultura in termini provocatori, opere che meglio si
possono definire con il termine assemblage, coniato proprio per definire
queste operazioni di collage tridimensionale.
Sotto la patina luccicante e glamour degli oggetti icona, materializzati
in chiave pop, appare il suo universo materiale, realizzato
rigorosamente con materiali di recupero. Opere in tecnica mista,
stratificazioni, tavole in legno sovrapposte e mescolate ad alluminio,
rame, acciaio, vetro e piombo.
E ancora in mostra una produzione inedita di carte geografiche,
planisferi in tecnica mista, arcipelaghi e isole visitate dall’artista.
La mostra sarà corredata da un catalogo bilingue edito dalla casa
editrice Maretti editore con l’introduzione di Barbara Martusciello e
testi di Adriana Mulassano, Francesca Molteni, Paolo Falcone, Eduardo
Montefusco, Federica NajOleari e Chiara Rapaccini.
Marcello Reboani, Nikon, legno, pneumatico, vetro, alluminio, cm. 37x47, 2007
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Gli irripetibili anni'60
Dopo
lo straordinario successo della mostra Edward Hopper, prosegue la
fortunata partnership culturale tra la Fondazione Roma e il Comune di
Milano – Cultura e Palazzo Reale con una grande esposizione che rende
omaggio a una stagione artistica irripetibile, quella sviluppatasi tra
la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, tra Roma e
Milano.
La mostra “Gli irripetibili anni ‘60. Un dialogo tra Roma e Milano”
intende raccontare il ruolo fondamentale delle interazioni culturali tra
Roma e il capoluogo lombardo in questo periodo, individuando in esse
l’epicentro creativo delle nuove sperimentazioni e ricerche al di là
dell’arte codificata.
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, sarà ospitata nelle
prestigiose sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, dal 10
maggio al 31 luglio 2011 e successivamente si trasferirà a Milano dal 7
settembre al 20 novembre 2011 negli spazi espositivi di Palazzo Reale.
La mostra, promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione
con il Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e con la Fondazione
Marconi,è organizzata dalla Fondazione Roma -Arte -Musei con Arthemisia
Group.
“Con questa mostra -afferma il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele,
Presidente della Fondazione Roma -vogliamo rappresentare al grande
pubblico quello che fu un momento di svolta nella cultura artistica del
nostro Paese, un decennio di ricerche d’avanguardia che ha avuto nella
scena creativa romana e milanese degli Anni Sessanta il proprio
epicentro. In quegli anni, infatti, Roma e Milano erano grandi
città-laboratorio, dove la vitalità di una società in rapida evoluzione
economica e culturale trovava la sua espressione visiva in una scena
artistica creativa, dinamica e in grado di recepire e offrire progetti
di valenza internazionale. Abbiamo voluto raccontare
questo periodo attraverso una mappatura delle energie creative,
dell’attività delle gallerie, delle occasioni promosse dalle istituzioni
pubbliche, delle proposte dei nuovi gruppi sperimentali attivi in quegli
anni, tra quadri e sculture, passando dalla tabula rasa del monocromo
alla sperimentazione optical e cinetica, dal Nouveau Réalisme
alla Pop Art. Questa mostra, dunque, restituirà l’immagine vitale e
propositiva di un periodo recente della nostra storia culturale e
consentirà di conoscere l’attività dei grandi artisti di
quell’indimenticabile periodo”.
In mostra sono presenti oltre 170 opere di artisti quali Lucio Fontana,
Alexander Calder, Gianni Colombo, Pietro Consagra, Piero Dorazio,
Alighiero Boetti, Luciano Fabro, David Hockney, Yves Klein, Franz Kline,
Piero Manzoni, Fausto Melotti, Man Ray, Mimmo Rotella, Mario Schifano,
Günther Uecker, Roberto Crippa, Gianni Dova, Arman, Enrico Baj, Lucio
del Pezzo, Giulio Paolini, Osvaldo Licini, Giò Pomodoro, Giuseppe
Uncini, Franco Angeli, Tano Festa, Valerio Adami, Emilio Tadini,
Giuseppe Bertini. Le opere provengono dalla prestigiosa Fondazione
Marconi di Milano e da importanti istituzioni tra le quali la Fondazione
Lucio Fontana di Milano, il MART di
Trento e Rovereto, la Fondazione Piero Manzoni di Milano, la Fondazione
Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, The Berardo
Collection di Lisbona, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la
Galleria Civica d’Arte
Moderna di Spoleto e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.
Dopo il 1945, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia
comincia a risvegliarsi dal ventennio fascista. L’intero Paese da una
parte continua a patire le conseguenze delle distruzioni causate dalla
guerra e dall’altra comincia ad
assaporare gli agi del benessere che avrebbero da lì a poco portato al
boom economico. Il “miracolo economico” dovuto a questi profondi
rivolgimenti vedrà il suo apice proprio tra il 1958 e il 1963. In questi
anni Roma vive una esaltante stagione in cui la cultura di massa incide
non solo nel contesto socio-culturale, ma anche in
quello urbanistico e relativo ai codici della creatività e della
comunicazione contemporanea. Milano invece -dove tutto era più estremo
ed evidente -diventa la città che incarna dai tempi del Futurismo di
inizio secolo i valori della modernità.
Mentre Roma implode artisticamente diventando centro propulsivo della
scena artistica nazionale, Milano è vista come il centro
dell’Avanguardia Internazionale in cui prendono forma movimenti e
tendenze. Poli di una creatività antagonista e complementare, le due
città si ritrovano negli anni sessanta protagoniste di quella civiltà
dell’immagine destinata a determinare il futuro.
È proprio in questi anni che operano e si sviluppano alcune importanti
gallerie d’arte:
a Milano la Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, il Salone Annunciata
di Carlo Grossetti, la Galleria dell’Ariete di Beatrice Monti, la
Galleria Blu di Peppino Palazzoli, la Galleria Milano di Carla
Pellegrini, la Galleria Lorenzelli, lo Studio Marconi e la Galleria del
Naviglio di Carlo e Renato Cardazzo (che tra 1955 e 1960 hanno avuto
come loro sede romana la Galleria Selecta). Nella capitale operano già
altre note gallerie come L’Obelisco di Irene Brin e Gaspero del Corso,
La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tommaso Liverani,
L’Attico di
Bruno e poi Fabio Sargentini.
Una particolare attenzione sarà dedicata in mostra all’attività dello
Studio Marconi come uno dei principali centri di innovazione dell’epoca:
inaugurato nel 1965 a Milano da Giorgio Marconi, lo Studio infatti era
uno dei luoghi d’incontro prediletti dalle personalità artistiche e
culturali di spicco di quegli anni.
Alla fine del percorso espositivo una speciale sezione audiovisiva
multimediale a tre canali su grandi schermi aiuterà il visitatore
attraverso la proiezione di immagini, video, filmati ed interviste
inediti, a rivivere il clima effervescente di quel periodo mettendo in
relazione le arti visive con altri settori della cultura strettamente
correlati
ad esse, come la letteratura, il teatro, il giornalismo, la fotografia,
la cronaca, il design e la moda.
LA MOSTRA
L’esposizione è articolata in quattro sezioni che esemplificano i
differenti indirizzi assunti dalla ricerca artistica nel corso del
decennio: l’azzeramento espressivo della monocromia, l’impiego di
oggetti e immagini nella emergente cultura Pop, l’internazionalità e la
nuova scultura, la sperimentazione tra materiali, segni e figure.
Sezione 1 -Monocromia e astrazione
La prima sezione della mostra è dedicata al percorso di riduzione
espressiva avviato alla fine degli anni Cinquanta, con una particolare
attenzione per quelle ricerche che hanno privilegiato la scelta della
superficie monocroma, spesso bianca, come nuova tabula rasa per una
creatività libera. Figura centrale di questa sezione è Lucio Fontana,
che avvia nel suo lavoro, tra il 1958 e il 1959, la serie dei tagli,
caratterizzati da rarefazione compositiva e tensione spaziale. Attorno a
lui si costituisce una linea che trova tra i suoi principali esponenti,
raccolti attorno all’esperienza della rivista/galleria Azimuth/Azimut
(grande “vivaio” per la nuova contemporaneità,
costituitosi a Milano nel 1959), artisti come Piero Manzoni ed Enrico
Castellani, Dadamaino, Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi; una situazione
che a Roma dialoga con Francesco Lo Savio e Fabio Mauri. Presenza
fondamentale a Milano è quella di Yves Klein che nel 1957 presenta i
suoi lavori monocromi alla Galleria Apollinaire,
diventando un punto di riferimento centrale per la nuova generazione. Le
radici di queste ricerche sono esemplificate in mostra dalla presenza di
alcuni maestri della stagione precedente che rivestono fondamentale
importanza per le nuove generazioni: da un lato, Franz Kline e Alberto
Burri; dall’altro, Alexander Calder, Fausto Melotti, Osvaldo Licini e
Pietro Consagra. Tra le più significative presenze di questa sezione: un
“Concetto spaziale” di Fontana
collocato a soffitto, una sperimentale “Plastica” di Burri, un grande
dipinto gestuale di Kline, il Ritratto di Giovanni Carandente di Calder,
alcuni “Achrome” realizzati da Manzoni con caolino, tele grinzate e
cucite, pietre, e uno speciale allestimento a parete che raccoglie una
serie di rarità, tra gioielli d’artista e sculture.
Sezione 2 -Oggetti e immagini Pop
La seconda sezione della mostra è dedicata al dialogo tra il recupero
dell’oggetto e dell’icona caratteristico del Nouveau Réalisme e
l’emergente cultura della Pop Art. Le sperimentazioni oggettuali del
gruppo del Nouveau Réalisme, costituitosi proprio a Milano nel 1960
attorno alla Galleria Apollinaire, sono documentate dai lavori di
Mimmo Rotella, Arman, César, Raymond Hains, Jacques Villeglé, Christo,
che nel 1970 sono anche protagonisti di una serie di interventi nel
contesto urbano della città, in occasione di uno speciale Festival
dedicato al primo decennale di questo movimento.
La parallela e intrecciata linea d’indagine a Roma, in dialogo con la
nascente cultura Pop, è fondata sulla rivisitazione e dissacrazione di
materiali e icone della tradizione espressa da Mario Schifano, Franco
Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Cesare Tacchi e Sergio Lombardo.
Tra i più singolari prestiti di questa sezione, si segnalano quattro
importanti opere di Hockney dei primi anni sessanta, due delle quali
provenienti dalla Berardo Collection e dal Museo Thyssen-Bornemisza di
Madrid, una grande scultura composta da barili assemblati e dipinti da
Christo, un Omaggio ad Arman di Rotella, alcuni lavori appartenenti allo
scintillante ciclo di Schifano Tuttestelle. assemblati e dipinti da
Christo, un Omaggio ad Arman di Rotella, alcuni lavori appartenenti allo
scintillante ciclo di Schifano Tuttestelle.
Sezione 3 -L’internazionalità e la nuova scultura
Milano assume sempre più il ruolo di “fabbrica” delle nuove immagini in
un dialogo serrato con New York ma soprattutto con Londra, presentando
nella propria scena artistica di questo decennio protagonisti della Pop
Art inglese come Peter Blake, Richard Hamilton, David Hockney, Joe
Tilson. Il rinnovato interesse per i grandi maestri del Dadaismo e del
Surrealismo, come Marcel Duchamp e Man Ray, presenti a queste date in
italia, si traduce anche nella nuova tipologia scultura, nelle
centinature di Pino Pascali e nella nuova oggettualità
di Christo, e in una eredità performativa in questa occasione
esemplificata da Joseph Beuys. Milano è anche luogo di matrici
neoindustriali che promuovono la ricerca scientifica in relazione alla
cultura metropolitana, muovendosi tra cultura del progetto, design, arti
visive e sperimentazione. In questo contesto, le opere del Gruppo T
(Giovanni
Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo,
Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco) esemplificano la cosiddetta “arte
programmata” -titolo della mostra di questa tendenza presentata al
Negozio Olivetti di Milano nel 1962 da Bruno Munari e Umberto Eco -e
l’apertura della ricerca sull’opera a una relazione complessa con
l’architettura e la spazialità; peculiarità evidenti nell’opera di
Colombo e che si ritrovano anche nel loro “contrappunto” europeo del
Gruppo Zero di Düsseldorf, con Günther Uecker. Le opere di Mario Nigro,
Dadamaino, Rodolfo Aricò, Arturo Bonfanti, Carlo Ciussi, Emilio
Scanavino, Piero Dorazio, Gastone Novelli e Gianfranco Pardi mostrano
l’interesse per una ridefinizione della pittura attraverso l’inclusione
di determinanti geometriche che ne articolino la dimensionalità, come ad
esempio nell’impiego delle shaped canvas (telai sagomati). Tra le opere
più importanti di questa sezione, una grande Struttura pulsante in
polistirolo di Colombo, la Colonna vertebrale di Scanavino, scultura di
oltre tre metri, un’opera di Novelli dedicata all’editore milanese Vanni
Scheiwiller.
Sezione 4 -Materiali, segni e figure
Una linea più propriamente concettuale e analitica è quella di Vincenzo
Agnetti, Gianfranco Baruchello, Emilio Isgrò, Davide Mosconi, Ugo Mulas,
Nanni Balestrini: si concentra sulla relazione tra parola, segno e
immagine, nella messa in discussione degli statuti stessi della
comunicazione visiva. Essa si intreccia alla duplice sperimentazione che
caratterizza la seconda metà del decennio: da un lato, la scelta di
materiali eterodossi in una nuova chiave concettuale come nelle opere di
Alighiero Boetti e Luciano Fabro, che dialogano con la parallela
situazione romana espressa da autori come Jannis Kounellis, ed Eliseo
Mattiacci; dall’altro, l’adozione di una nuova figurazione, nelle opere
di Valerio Adami ed Emilio Tadini che reggono la cultura Pop in una
sospensione poetica e narrativa. Tra materiali e figure si muovono le
opere di Gianni Dova, Roberto Crippa, Enrico Baj, Lucio Del Pezzo,
mentre a
procedimenti meccanici di figurazione si richiamano quelle di Bruno Di
Bello e Gianni Bertini. Le nuove dimensioni della scultura sono
esemplificate dal lavoro di Giuseppe Uncini, Arnaldo e Gio Pomodoro.
Sono ricerche che trovano il loro contrappunto internazionale in autori
stranieri presenti a Milano in questi stessi anni, come Hsiao
Chin, William T. Wiley, Antonio Dias, Peter
Caufield, Eduardo Paolozzi, Allen Jones, Louise Nevelson, che confermano
la dimensione autenticamente dinamica e internazionale di questo
contesto. Riassumono emblematicamente queste diramate direttrici di
ricerca la celebre immagine verbovisuale della Volkswagen di Isgrò, la
prima “verifica” di Mulas, la fisicità eterodossa di Italia in pelliccia
di Fabro, le contaminazioni tra materia e personaggio del “generale” e
delle “dame” di Baj, la modernissima figurazione de La camera afona di
Tadini.
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Effemeridi
Il tempo e lo spazio nell'arte contemporanea
Gunter Derleth, Emilio Leofreddi, Eraldo Mauro
Sabato 17 aprile 2010 alle ore 17.30 si inaugura al Museo del
Paesaggio di Torre di Mosto in località Boccafossa, una mostra di arte contemporanea dedicata al tema delle Effemeridi: la tavola numerica che scandisce le coordinate degli astri o altri dati astronomici variabili nel tempo.
L’esposizione, curata da Stefano Cecchetto, intende approfondire i temi del tempo e dello spazio nella poetica del contemporaneo.
In questa mostra un fotografo tedesco e due artisti italiani si confrontano per la ricerca e la scoperta di nuovi paesaggi metafisici.
Günter Derleth compie una straordinaria ricognizione fotografica di Ruta de la Plata, la grande strada spagnola che in tempi preromanici è stata l’itinerario utilizzato dalle migrazioni stagionali tra sud e nord dell’occidente peninsulare.
Per creare le sue opere usa grandi camere oscure che costruisce personalmente in vista di una particolare ripresa, usando lunghissimi tempi di esposizione; molte immagini fluiscono in un minuscolo foro portate dalla luce nel grande cubo oscuro, sull’ultima parete si sovrappongono, si compenetrano e si incidono in un unico fotogramma che palpita in un unico tempo di tutti i tempi che l’hanno formato, in un’unica immagine di tutte le immagini che hanno vissuto lasciando tracce di se.
La tecnica personalissima di questo artista, che richiama l’aspetto alchemico delle prime fotografie e dei suoi strumenti, fissa un bianco e nero spettacolare, che vortica attorno a una luminosità centrale e crea una inusuale profondità di pensiero e di spazio: un paesaggio della memoria che vive, un racconto del tempo che scuote lo spazio certo del presente. Ogni suo scatto diventa così la dichiarazione di una maniera di osservare l’oggi attraverso la visione arcaica di un passato mitico che ancora suona potente le sue voci.
Emilio Liofreddi indaga il senso del viaggio dell’uomo, lo spazio in cui ci si muove, gli strumenti che si usano per attraversarlo.
Il viaggio è avventura nel reale e nell’immaginario, tra loro strettamente intrecciati.
E così nell’opera che li illustra, entrano insieme immagini dei viaggi reali e di quelli mentali. Lo spazio del reale si dilata in uno spazio ludico che li comprende entrambi .
Convivono, in grandi disegni su carte colorate che ricordano antiche mappe del mondo, ritagli di foto di navi e aerei dell’oggi, timbri di frontiera, pubblicità di viaggi e, assieme, immagini di veicoli fiabeschi, progetti di navi celesti, segnali cifrati, versi di direzione e avvisi ai naviganti dell’immaginario.
Una figurina d’uomo –il viaggiatore leggero?- con uno skate board pattina sulle linee delle rotte aeree, sulle frecce direzionali, nel vuoto, sulla carlinga degli aerei in volo….
E poi, assieme ai disegni, ecco le tende, icone del nomadismo, disseminate anch’esse di colori, pensieri, idee, di mappature di un mondo visto in più dimensioni.
Due viaggi, reale e fantastico, si intersecano in queste opere e si sostengono vicendevolmente nello spazio dell’uomo, sottolineando che ognuno è viaggiatore e architetto di se stesso stesso. Se l’uomo lo vuole l’uomo crea le sue mappe astrali e le navi per attraversare tempo e spazio della vita come avventura. Ludico, libero dalla pigrizia di un visibile accettato come dato.
Le opere di Eraldo Mauro mettono in atto un processo creativo basato sostanzialmente sulla materia e sul colore: la sperimentazione con i diversi pigmenti, con le colle, con le resine e con l’applicazione dei differenti materiali organici sui più diversi supporti, assimila l’artista alla figura di un filosofo che lavora su due livelli di pensiero: mistico-iniziatico e inventore di oggetti alchemici, colmi di senso.
Le Effemeridi di Eraldo sono pervase dalla poetica del silenzio e dalla meditazione introspettiva e rivelano, nel pulviscolo delle citazioni verbali, geometriche, antropologiche, naturalistiche disseminate nelle opere, un composito universo interiore che assimila molteplici stimoli esterni per poi rimandarli nell’opera, plasmati in un unicum che manda segnali in molti tempi e spazi.
I tre artisti esposti in questa mostra utilizzano linguaggi differenti, ma perseguono il medesimo obiettivo: trasferire la profondità del pensiero concettuale in un’espressione artistica di immediata lettura, che fornisca nell’opera tutta la poetica delle mappe astrali del nostro vivere quotidiano.
Contemporaneamente alla mostra in Museo, nello spazio adiacente del Laboratorio, saranno presentate le tavole originali di un libro illustrato da Lucio Schiavon in occasione di un suo recente viaggio in Africa. Il libro: Carnet dal Togo, presenta le immagini realizzate da Schiavon durante il suo percorso a fianco dell’Associazione Yovo for Togo che da anni si adopera per portare l’acqua potabile nei villaggi più remoti dell’Africa. I disegni di Lucio Schiavon, raccolti in un libro edito dalla Edizioni Nuages di Milano, presenta il diario giornaliero di questa esperienza umana, vissuta dall’artista con la consapevolezza di una rinascita.
Il libro sarà in vendita e il suo ricavato contribuirà alla costruzione di un pozzo d’acqua potabile nel Villaggio di Agou Klonou.
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Mostra
itinerante a cura di Anna Lisa Martella
un evento di Barbara Manto e
Laura Lombardini
Inaugurazione venerdì 19 marzo
dalle 18, 30
La mostra
resterà aperta dal 19 marzo al 9 aprile 2010
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Gli artisti e i luoghi:
Franco De Courten - Dupont
Rolando Fidani - cioccolateria
Collefiorito
Gaetano Fracassio - Gattinoni
Emilio Leofreddi - Valextra
Tiziano Lucci - ottica
Mondelliani
Ricardo Augusto Moro - Tulipani
Bianchi
Mariano Rossano - macelleria
Feroci
Dora Tass - idraulica Antonucci
Maria Angela Vila Tortosa -
Tusseda
“La
bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere”
C.K. Norwid
Nove
artisti per nove luoghi di lavoro. L’arte come elemento
promozionale, i luoghi deputati al lavoro come fonte di
ispirazione.
Il progetto
nasce dall’esigenza di trovare nuove forme di promozione che
possano soddisfare le esigenze di realtà lavorative con quelle
dell’arte contemporanea, sempre alla ricerca di nuove
sollecitazioni nei luoghi e nei modi della rappresentazione
delle opere. Inoltre, in questo caso, si è cercato di mettere
in relazione diretta, non mediata, i due punti cardine sui quali
si basa ogni civiltà: Lavoro e Arte, le due espressioni più
alte e nobili dell’uomo e di un popolo a qualsiasi latitudine,
che diventano specchio di confronto e di rimando l’una
dell’altro. Due realtà che si scopre possono, anche in luoghi
che mai si sarebbero detti deputati ad accogliere opere di
maestri contemporanei, convivere, nonostante e in virtù delle
proprie peculiarità e reciproche differenze, dando vita a un
felice innesto e a un nuovo modo di intendere ed interpretare
entrambi.
La manifestazione si svolge con
il patrocinio della Provincia di Roma.
La lezione
futurista e l’esperienza della pop art, che rivendicano un ruolo
diverso e ben più ampio dell’opera d’arte, indicano quali sono
le nuove strade rispetto a gallerie e musei, templi tradizionali
e consacrati alla presentazione, alla mostra, alla vendita
dell’opera. L’opera, di per sé lavoro, prodotto, non più
confinata alle mute pareti di uno spazio esclusivamente a lei
riservato, ma parte integrante della vita, del momento, del caso,
dell’ovunque e comunque alla sola condizione della
qualità che si costruisce in un processo osmotico tra chi dà e
riceve con assoluta intercambiabilità e reciprocità dei ruoli.
Si è
pensato quindi, in questo
sperimentale gioco delle parti, per il quale già si sta pensando
a una prossima edizione più allargata
di chiedere ospitalità a negozi di fiori,
di idraulica, macellerie,
atelier di alta moda, pellettieri di
tradizione etc. in cambio di una nuova opportunità dove l’arte
diventa un valore aggiunto e rappresenta lo stimolo a visitare
un luogo per motivi diversi dalla semplice volontà di acquistare
beni o servizi.
Gli artisti,
attraverso le loro personali, che si inaugureranno tutte
contemporaneamente alle 18,30 del 19 marzo, festa di san
Giuseppe protettore dei lavoratori, daranno vita a
un’eccezionale collettiva nei luoghi che sono stati selezionati
in base alle peculiarità dei binomi che si sono formati per
affinità e contenuti dei concetti.
Ufficio
stampa: Barbara Manto 063293785 – 3356419474 –
barbaramanto@tiscali.it |
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26 Novembre -
10 Gennaio 2010
Emilio Leofreddi
al NessunDorma
a cura di Barbara Dicorato
-
in collaborazione con Marta Gargano
vernissage 26 novembre ore 18.30
Si inaugura giovedì 26
novembre 2009, alle ore 18.30, al NessunDorma di Bari, la mostra
di Emilio Leofreddi, a
cura di Barbara Dicorato in collaborazione con Marta Gargano.
Dopo aver esposto al Vittoriano e nelle due
sedi della Galleria La Nuvola di Roma, ricevendo consensi di
critica e apprezzamento di pubblico, l’artista presenta nuovi
lavori site-specific creati per lo spazio polifunzionale di via
Fiume a Bari.
Il progetto “Dreams” si arricchisce di nuove
pagine: un diario iniziato nel 2005, che ha visto l’artista
impegnato in un viaggio in India dal quale trae ispirazione per
le sue opere: dipinti di grandi dimensioni, realizzati su tende
canadesi da campeggio, cucite nel continente indiano; alcune di
esse raffigurano i continenti e per ognuno di loro, i personaggi
più significativi che hanno contribuito a scriverne la storia,
da Martin Luther King per il Nord America a Mohandas Karamchand
Ghandi per l’Asia fino a Nelson Mandela per l’Africa.
L’indagine poetica di Emilio Leofreddi si
sviluppa intorno al tema del viaggio nell’epoca della
globalizzazione.
Accanto alle tende, nuovi disegni e una
selezione inedita di opere su tela e plexiglass di grande carica
emotiva e profondità concettuale: mongolfiere, carte geografiche,
paracadute, antichi simboli sciamanici per la porta dei sogni.
L’artista stigmatizza gli emblemi del
viaggiatore spingendolo alla consapevolezza della propria stasi
e del proprio movimento; una riflessione sulle contraddizioni
del nostro secolo tra tecnologie che azzerano le distanze,
viaggi di piacere pagati a poco prezzo e “highcost” delle tratte
per la vita.
“Il mondo di Emilio vola. Respira, pulsa,
batte. È un cuore gonfio di sangue e vita; un corpo consumato ma
resistente. Un mondo che non ha perso l’allegria della
leggerezza e la sfida dei sogni” (Giuseppe Cederna, “Il respiro
del mondo” di Emilio Leofreddi, Christian Maretti Editore,
2009).
Il NessunDorma, nasce nel 2005 come spazio polivalente
sviluppato su due livelli: arte, musica, teatro ed
enogastronomia qui si mescolano in un contesto nazionale e
internazionale.
Situato alle spalle del Teatro Petruzzelli ospita eventi
culturali di grande interesse: anteprime di alcune opere
teatrali tra cui “Il Cappello di Paglia di Firenze” con la regia
di Alessandro Piva; letture sceniche con Nunzia Antonino, Paolo
Panaro, Paola Paglionico e Christian Di
Domenico; incontri con
autori e scrittori; mostre ed esposizioni di artisti tra cui
Paola Romano, Riccardo dalla Chiesa, una collettiva di aborigeni
australiani in collaborazione con l'Ambasciata australiana;
concerti jazz con artisti di fama internazionale tra cui Franco
Cerri, Mario Biondi.
Contatti •
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70121 Bari • 080 5228825
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