Emilio Leofreddi al NessunDorma

 

La storia dell’umanità è stata scritta attraverso l’esperienza del viaggio. Viaggi in acqua alla scoperta di nuovi continenti, traversate in aria in poco più di 80 giorni. Viaggi attraverso il tempo alla "recherche" di quello perduto, viaggi a ritroso nell’inconscio, viaggi tra "lune e falò" per ritrovarsi, forse realmente persi o solo momentaneamente disorientati. Il viaggio dunque come iniziazione, come la prima vibrazione del diapason. Il viaggio come incipit di un percorso dove i muscoli si riscaldano, i passi si allungano e la mente come una spugna avida, si prepara a sentire, assaporare, vedere l’altrove, il nuovo, il diverso. L’altro di sé, l’altro da sé. Il mondo. Emilio Leofreddi "respira nel mondo", apre le braccia, accoglie la realtà e si abbandona al sogno. Così dopo sei mesi in India nasce "Dreams", diari di viaggio. Un’opera d’arte totale, un viaggio della pittura e della sperimentazione, ricalcando, con una nuova direzione, il tradizionale viaggio che spesso portava gli artisti e gli scrittori stranieri, tra ‘700 e ‘800 a venire qui in Italia per " sapere", per "esperire", per nutrire la propria arte.

 

E lui, novello Terzani, si lancia in questa migrazione dei sensi, lasciandosi contaminare.

"La vera casa dell'uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi" diceva Chatwin e probabilmente è questo che intendeva esprimere Emilio Leofreddi, sostenendo che "l’arte è nomadismo e non stanzialità".

 

Anche la sua mostra è transumante. Cambia il nome ma il nuovo battesimo porta sempre novità. Una nuova consapevolezza. Dal Vittoriano a via Margutta, da Roma a Bari al Nessundorma. La Turandot ammicca dal Petruzzelli, rinato dalle sue ceneri e canta quasi come la prima volta.

 

È un cantastorie Leofreddi, lo fa con un linguaggio personalissimo che gioca con la figura e affila i mezzi espressivi della pop art con i simboli del viaggiatore: mongolfiere, aerei, skates, pattini, tende. Ed è proprio la tenda indiana, la canadese, l’identificazione stessa del viaggiatore, ad essere scelta come supporto per il suo nuovo dire, per il suo nuovo fare arte. Il viaggio, quello di Leofreddi, è un’esperienza di vita ed è compiuto tra le vite, tra le genti. In ascolto realmente, cibandosi del loro cibo, parlando la loro lingua, vestendo i loro abiti. Con coscienza e consapevolezza. "You are here".

 

"Tu sei qui" per capire un gesto altro, diverso ma così uguale al tuo, perché sei uomo. Emilio racconta questo, dipinge la globalizzazione e i sui effetti, auspicando a "pangee" d’uomini e di continenti. Oltre ogni limes, oltre ogni differenza, salvaguardando la diversità come ricchezza. Sulle grandi tele c’è tutto. I grandi uomini della storia, i miti delle battaglie sociali e politiche. C’è il movimento, c’è la partenza in tutte le sue declinazioni. Low cost di pura evasione e viaggi di sola andata, intrapresi con il miraggio di una vita migliore; tratte disumane che portano negli abissi della disperazione, che non ripagano sogni pieni di speranza, per chi emigra lasciando la propria terra per sempre.

 

Veleggio come un'ombra
nel sonno del giorno

e senza sapere
mi riconosco come tanti…(Alda Merini)

 

Oltre le tende, le carte: disegni fatti di progetti, appunti, scatti della memoria che fermano il tempo dell’illuminazione. Si nuota, si saluta il sole, si cammina e si parla.

Opere in plexiglass che si accendono e che accendono. La terra, l’uomo, la natura. La solitudine necessaria per una comunione senza pregiudizi. Il vero incontro con se stessi prima del vero incontro con gli altri.

Il viaggio è compiuto ma il suo "volo" può essere spiccato anche "da fermo".

 

Bari, 26 novembre 2009

Barbara Dicorato